La Società dell'Acqua Pia Antica Marcia nasce con il progetto di metà Ottocento di riportare a Roma l'antica Acqua Marcia.

L'acquedotto Marciano, condotto a Roma nel 144 a.C. dal pretore Quintus Marcius Rex e reputato per la qualità delle sue acque il miglior approvvigionamento della città, fu interrotto assieme agli altri condotti idrici durante l'invasione dei Goti (537-538 d.C.).

Da quel momento Roma rimase per circa otto secoli priva di acque canalizzate. Nel 1868 la Anglo Romana Water Company, in seguito Società Anonima dell'Acqua Marcia, diventa la Società dell'Acqua Pia Antica Marcia.

Il nome volle essere un riconoscimento verso il Pontefice Pio IX, il cui intervento fu determinante per la realizzazione dell'opera.

Il 10 settembre del 1870 il primo zampillo dell'Acqua Marcia sgorgò nell'attuale Piazza della Repubblica.

Con quasi 150 anni di storia l'Acqua Marcia rappresenta è la più antica società immobiliare italiana. Una società non solo di costruttori, ma anche di realizzatori di grandi opere e di interventi di recupero e riqualificazione di complessi industriali di pregio storico.

All'affermazione nel campo immobiliare - che da sempre ha rappresentato il vero e proprio core business della Società - il Gruppo ha saputo diversificare la strategia aziendale, percorrendo e affermandosi con successo in altre realtà, perlopiù nel comparto turistico. Acqua Marcia oggi possiede la proprietà di alcuni tra i più noti alberghi italiani: taluni, quali il Molino Stucky di Venezia o il San Domenico di Taormina, considerati dei veri e propri trophy asset.

Il Gruppo ha inoltre rivolto le proprie attività nello sviluppo dei porti turistici ed è infine entrato nel settore aeroportuale, fornendo servizi di handling commerciale in numerosi scali italiani e gestendo quello privato di Milano Linate.

Negli ultimi anni, a seguito di una perdurante crisi finanziaria, aggravata peraltro dalla più complessa congiuntura economica, particolarmente grave nel settore immobiliare e portuale, la Società, nell’interesse dei creditori e dei suoi quasi duemila dipendenti, nell’impossibilità di poter raggiungere soluzioni diverse di ristrutturazione aziendale, ha deciso nel settembre del 2012 di procedere al deposito presso il Tribunale di Roma di un’istanza prenotativa per l’accesso alla procedura concordataria (ex art. 161 comma 6 L.F.).

Nel gennaio 2013, nella previsione di un percorso di natura concorsuale, l’Assemblea dei Soci ha accolto la decisione degli amministratori di scioglimento della holding, nominando un collegio di liquidatori e affidando loro la successiva gestione aziendale.

Nel successivo mese di febbraio, dopo una proroga concessa dal Tribunale, sono state depositate le proposte concordatarie per 25 società del Gruppo.

A distanza di oltre due anni, sono intervenute le omologazioni delle procedure, con contestuale nomina di un Liquidatore Giudiziale, al quale compete la programmazione delle attività di cessione dei beni.

Il piano concordatario prevede infatti la cessione del proprio patrimonio per il miglior soddisfacimento del ceto creditorio.